Origami, magie di carta

L’origami (折り紙) è l’arte giapponese di piegare la carta: : la parola deriva dal termine oru che vuol dire piegare e da kami che significa carta.

La tecnica dell’origami si avvale di pochi tipi di piegature per combinare però una serie infinita di varietà sempre diverse di modelli, anche molto complessi a volte.

Già in epoca Muromachi (1392-1573), con un tipo di carta giapponese particolarmente resistente (noshi), si incartava una stringa di mollusco essiccata (awabi) che veniva data in dono ai samurai in epoca Muromachi (1392-1573) tant’è che, alla fine, l’incarto, che già era di per sé un dono, è diventato un oggetto avente un valore proprio, un origami.

Altre tradizioni fanno risalire l’origami, cioè il piegare la carta facendone simulacri, ai rituali shintoisti, riprendendo, nell’effimera durata del materiale, una delle tematiche principali di questa religione, cioè l’accettazione della fine e il fatto che la vita sia una sorta di passaggio sulla terra.

L’apice del suo successo, l‘origami lo raggiunse comunque, durante il periodo Heian. Il periodo Heian è il periodo di affermazione dell’Hina Matsuri, ed è proprio in questa occasione che nascono le prime bamboline in origami su barchettine di carta lasciate andare sul fiume. Poi ovviamente diventando l’Hina Matsuri, una vera e propria festa delle bambole in onore delle bambine, le bamboline vennero create di stoffa e porcellana e non più di carta come in origine si faceva. Oppure ancora, durante la Kodomo no hi (festa dei bambini), i bambini fabbricavano bandiere di carta a forma di capra e le appendevano fuori la porta (questa usanza sopravvive ancora oggi).

Il secolo XVIII assiste poi ad una vera e propria codificazione di questa simpatica arte grazie alla stesura di un manuale dal titolo evocativo: “Piegatura delle mille gru” (la gru è infatti un animale considerato mitico ed immortale nella tradizione nipponica, per cui si pensa che piegarne mille porti alla realizzazione dei propri desideri).

Piccole gru di carta, l’origami della speranza

Chi ama il Paese del sol levante ricorderà la triste storia di Sadako Sasaki , la bimba che, ammalatasi di leucemia come conseguenza delle radiazioni nucleari di Hiroshima, aveva iniziato a piegare le sue 1000 gru in segno di speranza, ma che morì quando ne aveva confezionate 644; fu così che le rimanenti 356 furono confezionate dai suoi amichetti e, in ricordo della bambina, nel parco della pace della città, c’è una statua che la raffigura mentre tende un origami dorato verso il cielo, come a dargli il volo.

I bambini giapponesi imparano da piccoli, all’asilo e alla scuola elementare, a fare origami ed oltre alle gru realizzano meravigliosi poliedri di fettucce colorate di carta o vari animaletti.

 

Oggi l’origami conserva un ruolo importante in molte festività giapponesi. A Capodanno è usanza realizzare con origami (e kirigami, arte che aggiunge il taglio alla piegatura) le cartoline augurali (nengajou), le buste di denaro per i bambini (otoshidama) e i supporti per i Kagami  Mochi (dolci tradizionali)Durante il giorno di San Valentino, sono le donne ad eseguire il dono rituale dei cioccolatini e gli astucci per i dolci sono spesso realizzati in origami.

 

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